Il progetto PD-MOVE – Integrazione del Feedback Visivo Aumentato nella Terapia di Osservazione dell’Azione e Immaginazione Motoria per la Malattia di Parkinson è uno studio clinico randomizzato che mira a esplorare se l’integrazione della tecnologia TecnoBody® D-Wall nei trattamenti basati su Action Observation e Motor Imagery possa potenziare l’apprendimento motorio nei pazienti con malattia di Parkinson.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Centre for Healthy Longevity – CHL dell’Università degli Studi di Bergamo, la FERB – Fondazione Europea per la Ricerca Biomedica e il progetto ANTHEM – AdvaNced Technology for Human centEred Medicine. La ricerca viene condotta presso l’Ospedale S. Isidoro di Trescore Balneario, contesto clinico specializzato nella riabilitazione di pazienti con disturbi neurologici e muscoloscheletrici. l protocollo di studio è stato registrato sulla piattaforma internazionale ClinicalTrials.govcon identificativo NCT07094828.

L’ipotesi alla base del progetto è che il feedback visivo aumentato possa favorire una maggiore consapevolezza dell’orientamento corporeo, fornire informazioni correttive in tempo reale e supportare i processi di integrazione sensoriale, spesso compromessi nella malattia di Parkinson. La tecnologia D-Wallfunziona come uno “specchio digitale” dotato di telecamera 3D, piattaforme sensorizzate e schermo, permettendo di visualizzare il movimento del corpo e ricevere feedback su mobilità articolare, equilibrio e distribuzione del peso durante l’esecuzione degli esercizi.

Un punto di forza del progetto è rappresentato dall’utilizzo dell’analisi strumentale del cammino in ambiente laboratoriale. Questa valutazione consente di studiare il movimento del paziente in modo oggettivo e quantitativo, andando oltre la sola osservazione clinica. Attraverso un sistema integrato composto da sei telecamere a infrarossi, piattaforme di forza ed elettromiografia di superficie (BTS Bioengineering), è possibile raccogliere informazioni dettagliate sulla cinematica, sulla dinamica e sull’attivazione muscolare durante attività funzionali.

Un elemento qualificante del progetto è il carattere multidisciplinare della collaborazione, che coinvolge medici, fisioterapisti, psicologi e ricercatori. Questa integrazione consente di combinare competenze cliniche, riabilitative e tecnologiche, con l’obiettivo di costruire un protocollo innovativo e centrato sulla persona.

Immagini VR

Il progetto ViveDe: "Vivere con la demenza" permette di sperimentare attraverso di 6 video 360º cosa vuol dire avere una diagnosi di demenza e affrontare la vita di tutti i giorni, insidie e sfide comprese.  

Attraverso la fruizione in prima persona, possibile da smarphone o tablet, anche in 3D attraverso dei comuni visori VR (occhiali Google cardboard V2 o simili), si ha la possibilità di “mettersi nei panni” di una persona con fragilità cognitiva.

I video mostrano quali possibilità e difficoltà una persona con demenza ha nelle situazioni di vita quotidiana, come abitare da soli, preparare i pasti, fare la spesa, andare al bar o al ristorante, gestire le relazioni sociali e coltivare i propri interessi e hobby.

ViveDe, oltre a permettere di cambiare il punto di vista e diventare più consapevoli dei sintomi evidenti nelle diverse forme di demenza, vuole supportare gli individui, i gruppi e le comunità nel comprendere cosa è possibile fare, come attori di cambiamento, per favorire le persone con demenza nella vita di tutti i giorni. ViveDe, infatti, è uno strumento utile per la costruzione e la promozione di una cultura Dementia Friendly che chiama tutti i cittadini, nell’esercizio del proprio ruolo personale e professionale, ad essere più inclusivi nei confronti delle persone con demenza.

ViveDe è stato utilizzato all’interno di un progetto di ricerca, finanziato dall’Alzheimer’s Association (Grant AACSF-22-924470), rivolto a caregiver familiari di persone con diagnosi di malattia di Alzheimer per la promozione dell’empatia e del benessere psicologico.